Prima delle costellazioni familiari e crearmoniche c'era l'India
Molti immaginano che il Metodo Crearmonico sia nato dalle Costellazioni Familiari. In realtà, le sue radici affondano molto più lontano.
Vivendo in India per sei anni, oggi posso dire di aver ricevuto un imprinting alla conoscenza che non mi ha più lasciato. In quegli anni indimenticabili, ebbi il privilegio di essere accolta all'interno della tradizione del Siddha Yoga. Non si trattò semplicemente dello studio dello yoga o della meditazione, ma dell'ingresso in una tradizione vivente, nella quale la conoscenza non si trasmette soltanto attraverso lo studio, bensì attraverso l'esperienza diretta, la pratica e soprattutto il rapporto con il Maestro.
Nel 1993 il mio cammino fu segnato dalla visione di quello che poi scoprii essere lo yogi cristico e immortale dell'India: Babaji di Herakhan. Nello stesso anno incontrai Swami Sarvadananda Saraswati, riconosciuto da molti come l'incarnazione del Rishi Agastya, dal quale ricevetti il mio primo Shaktipat — il risveglio della Shakti Kundalini — secondo la tradizione del Siddha Yoga.
Nel 1994, grazie a Swami, incontrai quella che era la sua Maestra e che di conseguenza divenne anche la mia: Maha Yogini Raja Laksmi Devi. Il tempo passato accanto a lei rappresentò una delle esperienze più generative della mia vita. Anche da lei ricevetti Shaktipat e poi il nome spirituale di Yoga Ratna e, soprattutto, una formazione che andò ben oltre l'apprendimento accademico di una disciplina: era la connessione a una conoscenza arcaica che passo a passo si svelava.
Anni più tardi incontrai anche Dakshara Giri, riconosciuto da molti come l'ultima incarnazione di Babaji di Herakhan. Durante il nostro incontro mi riconobbe come discepola di vite passate e mi diede il nome spirituale di Surya Giri.
Fu un tempo di profonda trasformazione, durante il quale imparai che l'essere umano non è soltanto storia personale, ma anche coscienza, energia, responsabilità e possibilità di evoluzione.
Quando, anni dopo, incontrai le Costellazioni Familiari, riconobbi nel campo qualcosa che avevo già sperimentato nella pratica meditativa e nella trasmissione diretta della tradizione indiana. Per questo mi risultò naturale entrarvi e approfondirle. Non iniziai quel percorso pensando che un giorno sarei diventata una costellatrice familiare e, successivamente, un'artigiana della memoria, ma vi entrai perché ne fui profondamente affascinata e perché sentivo che, dopo tanti anni dedicati alla ricerca spirituale, era arrivato il momento di prendermi cura anche della dimensione umana e terrena dell'esistenza.
Oggi sono consapevole che ciò che ho ricevuto in India non è un patrimonio da custodire gelosamente soltanto per me, ma soprattutto una responsabilità da cui non posso sottrarmi: offrire alle persone che incontro, per quanto mi sia possibile, il potenziale di guarigione della vita e dell'anima racchiuso in questa conoscenza. Dico sempre che il mio augurio per le persone che percorrono il cammino crearmonico è che le forze invisibili dalle quali esso trae origine possano fare per loro ciò che hanno fatto per me e anche molto, molto di più.