Scrive il Prof. Paolo Ricca
Premessa:
Il testo che segue è l'introduzione del Prof.Paolo Ricca scritta per il 3°Varco del libro "L'Universo Crearmonico delle Costellazioni Familiari" Edito da Edizioni Mediterranee.
Il terzo varco di questo libro, che mi è stato offerto di leggere, direi che realizza pienamente l’intento di essere una fonte d’ispirazione spirituale sufficiente per infondere forza e speranza e per avvicinare le persone alla conoscenza di se stessi.
Queste pagine sono scritte senza dubbio in un linguaggio d’ispirazione e di convincimento; è evidente che i contenuti espressi sono intimamente vissuti dall’autrice e che lei è dentro ciò che scrive, tutt’uno con le parole che pronuncia e questo è un pregio che negli autori non è affatto scontato. Ho riscontrato quindi una totale identificazione con il testo nel quale si manifesta una sorta d’insistenza, come un genuino desiderio di trasmettere e di essere ascoltato nel suo linguaggio immaginativo, metaforico, poetico e pieno di convinzione.
La fede è libertà, anche quella di diversi linguaggi i quali, trattando “delle cose di Dio e dell’uomo”, inevitabilmente ricorrono all’utilizzo di metafore e coerentemente a questo, nello scorrere del terzo varco, ne vengono suggerite tantissime.
Credo, almeno certamente per quanto concerne questa parte finale del libro, che per come essa è formulata, per il suo afflato poetico, anche nel senso migliore della parola, le immagini proposte, quindi le sue metafore, hanno il pregio di poter essere tradotte secondo i differenti linguaggi delle varie credenze.
Per le persone che hanno una fede precisa, partendo dalla loro formazione specifica, è naturale che certe affermazioni e costrutti ricorrenti nel testo abbiano un nome preciso; per un cristiano, e faccio questo esempio soltanto perché per me più familiare, è infatti istintivo identificare la Luce, citata tante volte, con la figura di Gesù di Nazareth.
Sotto il profilo della versatilità del messaggio del guardiano della soglia, bisogna dire che chiunque può immergersi nel suo significato poiché è sempre possibile tradurlo secondo la propria sensibilità, anche nel caso in cui non si abbia alcuna fede, perché sostanzialmente, anche se alla fine del varco si fa esplicita menzione di Dio, le parole del testo possono essere lette anche laicamente: ognuno, dunque, le farà sue a modo suo e nessuno leggendo potrebbe mai dire che ciò che è espresso non lo riguardi o lo lasci totalmente indifferente.
I contenuti presenti ruotano intorno a tre punti fondanti che, come linee guida, suggeriscono elementi di riflessione validi soprattutto per aiutare chi è affaticato dalla propria vita, demotivato o bloccato nei suoi progetti.
Il primo è certamente quello di avere sempre il coraggio di guardare dentro di sé. Un individuo, in qualunque situazione si trovi, tanto più se vive una fase di disorientamento, di mancanza o addirittura di assenza di orientamento, deve essere disposto a esplorare se stesso. Il confronto con il proprio io dà l’opportunità di affrontare il mistero che ciascuno costituisce per sé e di vedere quello che realmente c’è nell’interiorità, senza temere di trovare il nulla, il vuoto oppure un pieno confuso. Tante diverse situazioni si possono verificare, ma la cosa fondamentale è prendere del tempo, lavorando da soli o accompagnati da qualcuno di cui ci si fida, per esplorare il proprio cuore e se stessi provando a rispondere alla domanda “Chi sono io?”.
Il secondo punto fondamentale è trovare il coraggio di scegliere, di prendere la propria decisione ogni volta che si è posti di fronte a possibili alternative. L’autrice lo esprime chiaramente quando dice che la vita di ognuno è fatta di scelte; ciascuno deve decidere sempre che cosa fare davanti a un problema, a una sensazione, a un progetto, a una proposta. A tal proposito viene citata anche la Bibbia, precisamente il libro del Deuteronomio al capitolo 30; nel brano ‘drammatizzato’, rivolgendosi all’uomo, Dio dice: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male ... scegli dunque la vita perché tu viva e ti moltiplichi …”. Questo non significa altro se non che la vita di un uomo è sempre fatta di decisioni e che non ci si può accontentare di neutralità; non ci si può trincerare dietro a un ‘sicuro’: “non voglio prendere posizione”, “non voglio decidere”. La vita in sé comporta la scelta e con essa l’azione, che può essere per il bene, quindi per la vita, o per il male e quindi per la morte. Tirarsi indietro non è possibile.
Il terzo punto è riconoscere ogni creatura umana come essere in divenire. Lo scopo della vita è appunto quello di prendere consapevolezza di ciò che si è e di scoprire chi si vuole essere in un continuo processo in divenire che esprime la vera essenza dell’uomo. In questo senso possiamo identificare l’uomo alla ricerca di sé nel guardiano della soglia che, come ogni individuo di buona volontà, si assume la responsabilità di conoscere se stesso, di scegliere e di divenire, in un progresso continuo per essere migliore, più buono oppure, sempre nel linguaggio cristiano, Santo.
Concludo dicendo che l’autrice in questo terzo varco riesce sicuramente ad avvicinare gli uomini e le donne alla conoscenza di se stessi e così alla spiritualità. Il testo, infatti, è ovunque pieno di una ricchissima e sentita tensione dell’uomo verso Dio.
È proprio riguardo a questo esplicito ed evidente movimento dell’umano che protende al divino che sento di poter dare un contributo all’obiettivo psico-spirituale di AlbaSali aggiungendo la visione biblica di quanto Dio ha sempre fatto e fa ogni giorno per le sue creature, di quello che è per l’appunto il suo cammino verso l’uomo, il suo movimento nella nostra direzione. Dio ci incontra attraverso i sogni, le rivelazioni, le situazioni, le scelte, ma anche e soprattutto viene a noi con la sua Parola; nell’antico testamento, quando Dio parla a uno dei personaggi biblici, come per esempio ai profeti, è detto “La Parola dell’Eterno fu rivolta a …”
Nel Cristianesimo, tutta la dottrina dello Spirito Santo è la narrazione di quello che Dio fa per l’uomo e la Pentecoste[1] è proprio il simbolo di questo movimento divino verso l’umanità.
Nel piccolo poema che chiude il libro, La Crearmonica dell’Inchino alla Conoscenza, strofa per strofa l’autrice descrive la metafora dell’inchino come il momento più importante in cui i due movimenti, quello dell’uomo e quello di Dio, finalmente s’incontrano: l’uomo non è più solo nel suo cammino e ritrova la fonte della sua forza.
Paolo Ricca
Il Prof. Paolo Ricca (1936), illustre teologo valdese, è noto e stimato sia in Italia che all’estero. Ha studiato teologia prima presso la Facoltà Valdese di Roma, poi negli Stati Uniti per arrivare infine a conseguire il suo dottorato a Basilea.
Nel 1962 è stato consacrato pastore della Chiesa valdese.
È stato docente emerito di Storia della Chiesa e Teologia Pratica presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma e a tutt’ora insegna come professore ospite presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma.
Nel 1999 la Facoltà di Teologia dell’Università di Heidelberg gli ha conferito la laurea honoris causa.
Il suo nome viene conosciuto e apprezzato oltre gli ambienti accademici grazie alla sua presenza, da diversi anni, come gradito ospite della trasmissione radiofonica di Rai3 “Uomini e profeti” e in special modo in seguito al ringraziamento ufficiale di Roberto Benigni per averlo fortemente ispirato nel suo monologo sui dieci comandamenti. Il monologo del noto attore e sceneggiatore trasmesso da Rai1[2], infatti, prende spunto da uno dei più bei libri sui dieci comandamenti scritto dal Prof. Ricca: Le dieci parole di Dio[3].
[1] La festività della Pentecoste, che dal greco antico vuol dire cinquantesimo, ricorda e celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo, avvenuta cinquanta giorni dopo la risurrezione di Cristo.
[2] I dieci comandamenti, spettacolo di Roberto Benigni andato in onda su Rai1 il 15 e 16 Dicembre 2014.
[3] Ricca P., Le dieci parole di Dio, Brescia, Editrice Morcelliana, 1998.