Le origini e le radici storiche delle Costellazioni Familiari
1900s–1930s – Psicoanalisi e prime intuizioni
Sigmund Freud, figlio di una famiglia ebraica[1], aveva già introdotto il tema del complesso edipico e delle dinamiche intrafamiliari come nodi centrali della vita psichica.
I suoi allievi e dissidenti – come Carl Gustav Jung, Alfred Adler e Otto Rank – svilupparono percorsi paralleli.
Adler, in particolare, parlò di “costellazione familiare” (family constellation) per indicare il peso dell’ordine di nascita e della fratria nello sviluppo della personalità.
Rank, invece, mise al centro il trauma della nascita.
1920s–1940s – Moreno e lo Psicodramma
Un’altra figura cruciale è Jacob Levi Moreno, nato a Bucarest in una famiglia ebraica e cresciuto a Vienna.
Nel 1921 avviò la pratica dello Psicodramma (Psychodrama), una forma innovativa di terapia in cui i vissuti venivano portati in scena attraverso la rappresentazione teatrale.
L’idea che i conflitti potessero emergere e trasformarsi attraverso la drammatizzazione aprì la strada a un approccio esperienziale alla psicologia.
Nel 1925, Moreno emigrò negli Stati Uniti, anche a causa dell’antisemitismo crescente in Europa.
A New York sviluppò lo Sociodramma (Sociodrama) e fondò il Journal of Psychodrama. Negli anni ’40 lo Psicodramma si consolidò come pratica clinica, integrando corpo, emozione e relazione – elementi che ritroveremo poi nelle costellazioni.
1940–1950 – Dai traumi storici agli studi transgenerazionali
Le due guerre mondiali, le persecuzioni e le migrazioni forzate producono un’eredità di lutti, vergogne e segreti che attraversano le generazioni.
Questa frattura storica rende visibile l’effetto dei traumi collettivi sulle famiglie e prepara il terreno per gli studi transgenerazionali che emergeranno con forza nei decenni successivi, soprattutto nel secondo dopoguerra.
1950s–1980s – Verso la terapia familiare sistemica negli USA
Negli Stati Uniti, dagli anni ’50 in avanti, si sviluppa la terapia familiare sistemica:
Gregory Bateson e la Scuola di Palo Alto propongono una visione relazionale e comunicativa; Carl Rogers fonda la terapia centrata sul cliente (Client-Centered Therapy); Eric Berne elabora l’Analisi Transazionale (Transactional Analysis).
Murray Bowen introduce il concetto di trasmissione multigenerazionale, Salvador Minuchin la terapia strutturale, Monica McGoldrick e Randy Gerson diffondono l’uso del genogramma, mentre Ivan Boszormenyi-Nagy elabora le lealtà invisibili (Invisible Loyalties).
Nel frattempo, a New York, Fritz e Laura Perls insieme a Paul Goodman fondano la Gestalt Therapy (1951), che integra psicoanalisi, fenomenologia e psicologia della Gestalt, centrata sul contatto e sul “qui e ora”.
Tutti questi contributi convergono nel considerare la famiglia come un sistema complesso, attraversato da memorie e vincoli nascosti.
1960s–1970s – La svolta francese: Abraham & Torok
In Francia, dagli anni Sessanta e Settanta, il terreno si arricchisce di contributi decisivi sulla trasmissione transgenerazionale dei traumi e dei non detti.
Nicolas Abraham e Maria Torok introducono due nozioni chiave per comprendere la trasmissione psichica oltre il detto:
- La “cripta” (crypt) è una formazione psichica che si crea quando un lutto, una vergogna o un segreto non possono essere simbolizzati né condivisi. Il soggetto “incorpora” l’evento come un nucleo sigillato, sottraendolo al lavoro del lutto. La cripta custodisce ciò che non può essere detto — spesso per lealtà o vergogna — e resta operante nell’inconscio, influenzando emozioni, scelte e legami.
- Il “fantasma” (fantôme) è l’effetto transgenerazionale di quel non-detto: ciò che un antenato ha taciuto “ritorna” nei discendenti sotto forma di sintomi, inibizioni, azioni compulsive, buchi di memoria, temi ricorrenti nei sogni e nelle narrazioni. Non è un ricordo personale, ma l’eco di un segreto altrui che cerca parola attraverso chi viene dopo.
Queste formazioni nascono dove vi è divieto di nominare, impedimento del lutto, segreti di filiazione, traumi con colpa o vergogna, o eventi storici rimossi. La trasmissione avviene attraverso segnali non verbali, atmosfere emotive, allusioni, “zone bianche” del racconto familiare: è la memoria che passa senza parole.
Abraham e Torok spostano così il focus dalla pulsione al non-detto e alla sua economia: da qui l’attenzione moderna al transgenerazionale. Le loro idee fertilizzano la psicogenealogia e, più in generale, ogni pratica che mira a dare parola a ciò che è stato tenuto fuori dal discorso familiare.
1960s–oggi – Cinema francese: segreti di famiglia e memoria transgenerazionale
Il cinema francese ha offerto immagini potenti dei non-detti familiari e della memoria che ritorna, spesso in risonanza con le categorie di cripta e fantasma.
Le tematiche francesi mostrano come il non-detto non sia semplice assenza, ma presenza attiva che organizza sguardi, silenzi e scelte: quando la parola manca, si apre spazio al lavoro del lutto, in linea con cripta/fantasma (Abraham & Torok) e con la cartografia genealogica della psicogenealogia.
1970s–1990s – Psicogenealogia: Schützenberger e il genosociogramma
Anne Ancelin Schützenberger, con Aïe, mes aïeux ! (Ahi, i miei antenati!) e La sindrome degli antenati, codifica la psicogenealogia e introduce la pratica del genosociogramma.
Il genosociogramma estende il genogramma clinico includendo eventi storici, ruoli simbolici, segreti, non detti, ricorrenze e date significative: una mappa che consente di riconoscere ripetizioni transgenerazionali ed effetti di lutti non elaborati.
In questa scia, Serge Tisseron e Martine Lani-Bayle approfondiscono i segreti di famiglia, i meccanismi del silenzio e i loro effetti psicologici.
1970s–1980s – Jodorowsky e la Metagenealogia
Parallelamente, una figura atipica come Alejandro Jodorowsky – regista, scrittore e terapeuta simbolico – sviluppa la Metagenealogia e la Psicomagia (Psychomagic).
Nato in Cile da una famiglia ebraica ucraina e poi attivo a Parigi, Jodorowsky unisce l’albero genealogico a pratiche creative e rituali simbolici.
La sua opera popolarizza presso il grande pubblico il lessico della psicogenealogia, mostrando come le storie familiari possano essere reinterpretate e trasformate attraverso atti simbolici.
1970s–1990s – Convergenze e nascita di una sensibilità transgenerazionale
Tra gli anni ’70 e ’90, queste linee di ricerca si intrecciano: lo Psicodramma di Moreno, i concetti di Abraham e Torok, la psicogenealogia di Schützenberger, la Metagenealogia di Jodorowsky e la terapia sistemica americana danno vita a un fermento unico.
Da questo humus nasce una nuova sensibilità: i segreti e i traumi degli antenati non sono solo ombre, ma dinamiche che plasmano la vita dei discendenti.
Portarli alla luce attraverso strumenti come il genosociogramma, il genogramma o le rappresentazioni teatrali diventa allora un atto di liberazione e trasformazione.
Conclusione sulle Costellazioni Familiari Crearmoniche
Le Costellazioni Familiari non possono essere comprese senza guardare a questo mosaico di contributi:
Adler con la sua costellazione familiare, Moreno con lo Psicodramma, Abraham & Torok con la cripta e il fantasma, Schützenberger con la psicogenealogia e il genosociogramma, Jodorowsky con la Metagenealogia, la Gestalt Therapy, e la lunga tradizione della terapia sistemica.
È nella convergenza di queste intuizioni che si apre lo spazio per un metodo capace di esplorare i legami invisibili tra le generazioni, trasformando il dolore in consapevolezza e il passato in una risorsa di guarigione.